Alamar (a la mar, al mare in spagnolo) è un documentario intimo, potremmo dire. Al centro un bambino di cinque anni, Natan (…). Per lui, che alla fine saluteremo nel ritorno sereno a un’Italia invernale, sarà stato un indimenticabile apprendistato alla diversità e alla ricchezza della vita. Proprio perché riesce ad assumere lo sguardo di un bambino il film è asciutto e privo di retorica.

Paolo D’Agostini, Repubblica

Nonostante i premi vinti in numerosi festival, Alamar ha faticato a trovare una distribuzione nel panorama cinematografico nazionale, ma sebbene siano passati ben otto anni dalla sua uscita non ha perso il fascino

Alessia di Fazio, taxidrivers.it

Sono le intenzioni e l’essenza stessa di Alamar, in continuo scambio e sovrapposizione tra presa diretta della realtà e rappresentazione del verosimile, a renderlo un racconto coinvolgente nella sua immediatezza: nessun costrutto, nessun artificio, solo infinite distese di mare, di campi turchini, l’alito della brezza, i rumori, perfino gli odori della natura (ancora) incontaminata, che penetrano senza filtri attraverso i nostri sensi di spettatori.

Nicoletta Scatolini, sentieriselvaggi.it

C’era un’atmosfera molto intima e non avevamo alcuna pressione esterna. Non dovevo pensare a occupare il tempo in modo efficace, non dovevo pensare a gestire la crew e a girare in un certo periodo: eravamo noi ad adattarci ai ritmi della natura, e non il contrario

Flavia Guidi, VICE (intervista a Pedro Gonzalez-Rubio)

È un’esperienza strana quella che ci costringe a vivere Alamar. Ci ritroviamo sognanti, a fissare quelle acque cristalline e quella vita semplice, fatta di pesca all’antica, infinite tazze di caffè e una palafitta di legno.

Viola Barbisotti, Cinematographe.it

Uno straordinario romanzo di crescita ambientato in una vero paradiso naturale diventato nel 1996 Riserva Naturale della Biosfera dall’Unesco

Marco Marchetti, Eco del Cinema

Mentre proseguono le repliche dell’interessante “Tanna” di Martin Butler e Bentley Dean, una sorta di “Romeo e Giulietta” ambientato in un’isola dell’arcipelago delle Vanuatu, debutta in questi giorni “Alamar” del belga Pedro Gonzales Rubio: in un placido villaggio sulla barriera corallina messicana si vivifica il rapporto tra un padre (e un nonno) e un figlio di cinque anni, che abita in un altrove assai lontano con la madre, ma in pochi giorni selvaggi sperimenta un modo diverso, naturale, di vivere

Gebriele Porro, Cultweek

Vi consiglio di vederlo se avete voglia di rinnamorarvi del mare e della vita lenta. O se, semplicemente, avete voglia di un film poetico e delicato.

Francesca Barbieri, fraintesa.it

Gonzalez-Rubio riesce a raccontare la storia di un amore incondizionato con le sue piccole e dolorose separazioni, lo carica della forza espressiva del viaggio e lo impreziosisce con la bellezza di paesaggi che si imprimono nella rètina e nella memoria

Silvia Natella, Recensito.net

Il regista Pedro González Rubio racconta con semplicità, con toccanti accenti di verità, la felicità del vivere nel flusso dell’esistente.

Bruna Alasia, Dazebao news