Maurizio Porro, Corriere della Sera

Come in ‘Odissea nuda’, due culture ancora lottano rivali riprese in una fotografia ondivaga bellissima, ad altezza di emozione di piccino.

girato con mezzi leggeri, in video digitale, alamar rimanda alle origini del cinema, agli operatori di luce, che facevano spuntare le storie della vita quotidiana, a Robert Flaherty, che tesseva la finzione e il documentario dell’artico alla Polinesia. La trama drammatica del film…che accoglier la vita che passa sul mare, è invenzione, anche se Jorge e Natan Machado sono realmente padre e figlio. (…) eppure non è l’unica dimensione di questo piccolo grande film. Alamar riporta anche la fragilità della felicità familiare alla fragilità del mondo che la ospita. La barriera corallina messicana è minacciata… questo bellissimo film sarà in pochi anni quello che il nanook, di flaherty, è oggi allo stile di vita degli inuit del secolo scorso, la traccia di vite scomparse.

Thomas Sotinel, Le Monde